Simone Cantarini (1612–1648). Un giovane maestro tra Pesaro, Bologna e Roma Urbino, Palazzo Ducale
Simone Cantarini (1612–1648). Un giovane maestro tra Pesaro, Bologna e Roma
Urbino, Palazzo Ducale
Piazza Rinascimento
dal 22 febbraio al 29 giugno 2025
A cura di Luigi Gallo, Anna Maria Ambrosini Massari e Yuri Primarosa
Autore: Roberto Matteucci
Credit photo: popcinema.org
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Simone Cantarini detto il Pesarese nasce a Pesaro nel 1612 e muore a Verona nel 1648. Aveva soltanto trentasei anni. Centoventotto anni prima, Raffaello Sanzio morì il giorno del suo compleanno quando compiva trentasette anni.
Sia Cantarini, sia Raffaello sono anche accomunati da un “venticello” sulla causa della loro morte, avvelenati.
Simone Cantarini:
“... venne «a mancate a poco a poco di una lenta, ma continua dissenteria» con sintomatologia quasi certa di avvelenamento in atto. La morte sopraggiunse il giorno 11 ottobre 1648 ... Non è dunque fuor di luogo credere che Simone e lo Zoppo siano stati avvelenati da un rivale durante un pranzo e mentre lo Zoppo morì quasi subito, il Pesarese sarebbe riuscito a trascinarsi faticosamente fino a Verona.” (1)
Fra le molte ipotesi sulla morte di Raffaello, alcune fonti parlano di avvelenamento da parte di rivali:
“Later historical sources hypothesize the sudden death of the young genius resulted from poisoning. The hypothesis, which can help to better contextualize Raphael’s death, probably originated in a satire, composed in Rome around 1712, telling of a spectacular exhumation of Raphael’s extraordinarily well-preserved remains. The integrity of the corpse suggests the presence of arsenic as a preservative, a substance that was used until the 19th century by famous embalmers. Arsenic poisoning by a rival was also proposed; however, no available historical source authorizes such a supposition.” (2)
Simone Cantarini, San Girolamo in meditazione, Saint Jerome in meditation
La coincidenza dell'età e la malsana curiosità sulle motivazioni della morte sono pura letteratura, nulla di reale, un gioco per gli studiosi di storia dell'arte e scrittori.
Altro accomuna i due marchigiani: la provincia, il contesto culturale e artistico. Un piccolo ambiente provinciale, un territorio verde, una realtà minuscola, ma solo in apparenza. In realtà è un habitat ricco di arte, artisti, artigiani, scuole di pensiero, i quali generano vivacità e creatività. Una fucina di pittori, talenti, pensatori nati all'interno di un piccolo spazio:
“È una storia provinciale? Ma tutta Italia è allora una gran-dissima, folta provincia di scuole e di botteghe, di artisti e di formidabili intelligenze creative, di artigiani colti e di sapienti impegnati, che vivono e lavorano entro un paesaggio articolato ben più intensamente di quanto non appaia oggi. Villaggi e cittadine, borghi e castelli esibiscono ancora la loro colorita vitalità nel quadro d'una lotta per la sopravvivenza. Questa storia li inquadra in un momento molto particolare, all'inizio cioè del secolo XVII e dell'età barocca; oppure, se si crede, nel lento estinguersi di quel fuoco rinascimentale che ancora durante il manierismo segnava di bagliori e di apparizioni città e campagne, grazie a palazzi famosi e ormai vuoti - come quello di Federico di Montefeltro a Urbino - e a un grande numero di rocche militari, formidabili invenzioni architettoniche dove si esprimeva la personalità di Francesco di Giorgio Martini.” (3)
Proprio nel Palazzo Ducale di Urbino, terminato da Francesco di Giorgio Martini, si svolge dal 22 febbraio al 29 giugno 2025 la mostra: Simone Cantarini (1612 – 1648) Un giovane maestro tra Pesaro, Bologna e Roma.
È la seconda esposizione in questi ultimi anni sul Cantarini. La precedente fu tenuta a Pesaro nel 1997: Simone Cantarini nelle Marche. Il riferimento in comune è la terra marchigiana, dove nacque e da dove partì per un viaggio:
“La narrazione ha infatti un inizio che, non a caso, possiamo immaginare ... discendere dalle gole del Furlo, l'antico varco romano che conduce la via Flaminia in riva al Metauro, a Fossombrone e a Fano; e di qui, salendo le Siligate e ridiscendendo verso la Cattolica, toccare Rimini per imboccare la via Emilia e trovare una conclusione almeno temporanea tra i palazzi e le case, o le grandi chiese, della Bologna pontificia. Anzi, proprio in fronte alla sede del legato in piazza Maggiore, dall'alto di quel palazzo detto dei Banchi da poco costruto, dove Guido Reni, il pittore acclamato dall'Europa intera, aveva aperto il suo atelier. Una serie di stanzoni ai quali si accedeva dal mercato di via Pescherie e dove il maestro lavorava e viveva la sua scabra, sempre più tormentata giornata.” (4)
Simone Cantarini, Ritratto di Eleonora Albani Tomasi, 1635-1638
Questo è l'avvincente percorso fittizio del Pesarese.
La mostra del 2025 nasce da un viaggio. Un itinerario affascinante, spettacolare fra le colline, le gole, i fiumi, il mare, i palazzi, le case, le chiese. La partenza è Pesaro, nel comprensorio del Ducato di Urbino, e raggiunge Piazza Maggiore a Bologna, nell'atelier di Guido Reni.
Dalla provincia alla città. Il bagaglio di Cantarini è l'amore per la pittura. Simone aveva già avuto maestri importanti quali Giovanni Giacomo Pandolfi e Claudio Ridolfi.
Un altro artista può essere considerato un suo maestro: Federico Barocci. Muore a Urbino nell'anno di nascita di Simone Cantarini, eppure la sua opera influenza e feconda il giovane Cantarini:
“ … il Pesarese metteva a punto un linguaggio straordinariamente innovativo, frutto della sua formazione marchigiana sotto il segno di Raffaello e Barocci, unita al modello reniano appreso a Bologna tra il 1630 circa e il 1639 e allo studio dell’antico al quale si era dedicato nel biennio romano inquadrato nell’equipe di casa Barberini” (1640-1642)” (5)
Dopo secoli alcuni dei dipinti di Cantarini sono rientrati grazie all'iniziativa “100 opere tornano a casa”. Con questa iniziativa il Ministero della Cultura nel 2021 ha disposto il ritorno di cento dipinti dai depositi di importanti musei italiani ad altri nei quali potranno avere maggiore visibilità. Fra questi c'erano la Madonna con il Bambino in gloria e i santi Barbara e Terenzio nonché Gesù Bambino appare a sant’Antonio da Padova, di Simone Cantarini, trasferiti dai depositi della Pinacoteca di Brera alla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino. (6)
La disponibilità di altre sue opere è la motivazione dell’esposizione, secondo gli organizzatori, il ritorno nei luoghi di origine:
“Prima del suo genere a Urbino, città che il giovane Cantarini frequentò, la mostra è anche l’occasione per celebrare l’ingresso, nelle collezioni di Palazzo Ducale, delle opere del Pesarese che, dopo il deposito della collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro e delle due grandi pale arrivate dalla Pinacoteca di Brera con il progetto 100 opere tornano a casa, si è arricchita di un ulteriore nucleo di opere, grazie all’accordo di comodato sottoscritto con Intesa Sanpaolo, comprendente anche cinque dipinti di Cantarini.” (7)
Per la lettura critica della mostra è rilevante riportare Cantarini nei luoghi, nello spazio della sua nascita e della sua formazione.
I curatori sono Luigi Gallo (Direttore della Galleria Nazionale delle Marche), Anna Maria Ambrosini Massari (Professoressa ordinaria di Storia dell’Arte Moderna presso l’Università di Urbino Carlo Bo) e Yuri Primarosa (Ufficiale art del Ministero della cultura).
Luigi Gallo e Anna Maria Ambrosini Massari hanno già lavorato insieme per la mostra del 2024 “Federico Barocci Urbino. L’emozione della pittura moderna”. Il lavoro sul Barocci è il punto di partenza fondamentale e quello su Simone Cantarini quello consequenziale.
Simone Cantarini, Autoritratto con taccuino e lapis, Self-Portrait with notebook and pencil
La mostra è stata allestita all'interno della geniale opera degli architetti Luciano Laurana e Francesco di Giorgio Martini: il Palazzo Ducale di Urbino. Non nelle nobili e fastose sale dei piani superiori ma nel piano terra, nel quale originariamente si svolgeva un'attività quotidiana. La loro atmosfera è più adatta a esposizioni più intime non per esibire grandi opere di autori prestigiosi. Lo stesso accadde per la mostra di Barocci del 2024.
Il percorso è tematico. Un intelligente itinerario per individuare il meglio prodotto da Cantarini sia da un punto di vista pittorico, sia su quello caratteriale: un'indole vigorosa, insofferente, irrequieta. Così è descritto nella monografia Simone Cantarini il Pesarese:
“Possedere un carattere egocentrico, ribelle, orgoglioso ed essere costretto a funambolismi in un clima greve di maldicenze, gelosie di mestiere, critiche malevole; alimentare uno struggente anelito ai limpidi spazi cerulei che sconfinavano oltre i poderi paterni sul monte Accio, l'attuale solatio colle S. Bartolo in quel di Pesaro e sentirsi soffocare dal rigorismo accademico della dotta Bologna; cercare un fugace contatto con la gente umile e modesta e dover invece costantemente frequentare la più altezzosa nobiltà laica ed ecclesiastica del tempo; avvertire la forza genuina della sua arte ed assistere sovente al passaggio di mano di sue opere geniali contrabbandate come creature del Reni: tutto questo è rilevabile in Simone Cantarini: travaglio di uomo e di artista, stroncato tragicamente al colmo di un'attività esuberante ad appena trentasei anni.” (8)
Di questa personalità agitata ne sa qualcosa anche Guido Reni, suo maestro bolognese. L'amore artistico iniziale fra i due pittori si trasforma presto in rissa. Inizialmente Cantarini fu rispettoso e umile fino a diventare un allievo stimato. Dopodiché a seguito del suo “carattere egocentrico, ribelle, orgoglioso” inizia a non sopportare l'autorità arrivando a criticare anche lo stesso maestro. Per questo è costretto a lasciare Bologna e rifugiarsi dal Duca di Mantova. Anche il rapporto con il Duca si rovina fino a scatenare l'ira del nobile. Lo descrive apertamente Luigi Lanzi, critico d’arte del XVIII secolo, nei suoi scritti su artisti emiliani e marchigiani:
“Per meglio rassomigliarsi al Prototipo, Simone andò in Bologna, si diede per discepolo a Guido, affettando dapprima umiltà e deferenza, e celando artificiosamente la sua maestria. Quindi a poco a poco scoprendola, venne in grandissima stima presso il Maestro … Presto invani del suo ingegno, e cominciò a censurare non pure i mediocri, ma Domenichino, e l'Albano, e Guido stesso. Nelle copie, che gli scolari faceano delle pitture del Maestro mettea mano arditamente, e riformava or una svista, ora un'altra dell' esemplare; e passò in fine a criticar Guido apertamente, e a provocarlo a risentimento. Per tal tracotanza, e per negligenza in corrispondere alle commissioni, caduto presso il pubblico in disistima, si allontano per alquanto tempo di Bologna; e si stette in Roma quasi fuggiasco, studiando in Raffaello e ne' marmi antichi : tornò quindi e insegnò in Bologna; donde passo anche a servire il Duca di Mantova. Ma qualunque cangiamento di paese ch'egli facesse, era accompagnato sempre dal suo maltalento; largo stimator di sè stesso, sprezzator di ogni altro; fino a proverbiar Giulio e Raffael d' Urbino: talchè quanto n'eran gradite Po-pere, tanto n'era odiata la persona. Venuto in ira anche al Duca, e riuscito male in ritrarlo, ne fu mortificato in guisa, che ammalò di dolore; e passato in Verona vi mori presto di 36 anni nel 1648, nè senza sospetto di veleno”. (9)
Le tre caratteristiche principali che emergono dalla mostra di Cantarini sono la sua terra, il suo carattere marcato e turbolento, e Guido Reni. Alla mostra è presente un ritratto di Cantarini al suo maestro:
Simone Cantarini, Ritratto di Guido Reni
1637, Pinacoteca Nazionale di Bologna
Il viaggio verso Bologna fu fondamentale per la formazione culturale e per l’incontro con Guido Reni, già famosissimo e influente. Guido Reni era ricco, pieno di commesse; era un “uomo devoto al proprio lavoro e tormentato dal suo stesso rigore, ma anche collerico e impulsivo.”
Purtroppo, come già scritto, anche Cantarini era sanguigno. Perciò i loro rapporti divennero nel tempo burrascosi, fino a litigi e risse nelle strade di Bologna:
“L’apprendistato con Reni fu fondamentale per affinare la sua tecnica e sviluppare un linguaggio pittorico di grande eleganza, ma il rapporto tra i due si rivelò presto difficile. Cantarini, dal temperamento orgoglioso e poco incline alla sottomissione, manifestò ben presto il desiderio di emanciparsi dall’influenza del maestro, criticandone apertamente l’operato e dando vita a un linguaggio pittorico più personale e dinamico. La rottura con Reni divenne inevitabile e, dopo aver abbandonato la bottega bolognese, Cantarini intraprese una carriera indipendente, consolidando il proprio stile e attirando l’attenzione di importanti committenti.” (11)
Nonostante gli scontri, Cantarini imparò molto da Guido Reni: eleganza, tecnica, grazia, la rappresentazione dei volti.
Il ritratto di Cantarini è anche un atto di rispetto. Guido Reni è un uomo anziano, prostrato ma con un’espressione ancora attiva. Sta guardando fuori campo, forse verso Cantarini? Il pittore non nasconde ma alleggerisce i segni del tempo. Le rughe, i radi capelli bianchi, la calvizie evidente, le borse agli occhi sono naturali, realistici ma non deformano la sua personalità, è semplicemente la vecchiaia. La posa ispira autorevolezza e consapevolezza di una carriera notevole e ricca di soddisfazioni. Il tondo ha un colore nero di base, coincidente con il vestito dello stesso tono. Stacca il colletto bianco. La fonte di luce esterna colpisce il viso fino ad illuminarlo, e questa luce esalta i segni di Reni.
Madonna con Bambino in gloria con santa Barbara e san Terenzio
1630-1632, Galleria Nazionale delle Marche di Urbino, in deposito dalla Pinacoteca di Brera di Milano
La parte superiore è dominata dalla presenza di una bella, giovane e mite Madonna. È assisa su una nuvola mentre sorregge un Gesù bambino, anch'egli nella stessa nube ma in piedi. Lo sguardo della Madonna è verso il basso, rivolto alla terra, osserva i suoi santi devoti. Intorno tanti angeli suonatori cantano le loro lodi.
In basso, nella terra, ci sono due santi, due martiri paleocristiani della fede, ma rappresentati in atteggiamento diverso.
San Terenzio, il Santo Patrono di Pesaro, guarda verso il cielo. Ha uno sguardo estasiato, e sembra ricambiare quello di Gesù. San Terenzio ha la mano destra al petto. L'altra sorregge una bandiera. La bandiera, in prospettiva, arriva fino al cielo e supera le nuvole. San Terenzio indossa la veste da guerriero. Ha una postura elegante, il piede destro è avanti, le gambe sono belle muscolose coperte a metà dai calzari. I piedi sono imponenti, maestosi, robusti, con dita lunghe, alluce possente. A tal proposito, si potrebbe richiamare la celebre descrizione dei piedi di Gadda:
“la correggiuola di non altrimenti percepita calzatura segregava e unicizzava il nocchiuto in quella augusta preminenza che gli è propria, che è dell'alluce, e soltanto dell'alluce, sbrancandolo fuori dalla frotta de' ditonzoli meno elevati in grado”. (12)
I capelli biondi sono pendant con il giallo del mantello, il quale maestoso gli avvolge il collo e copre la sua schiena fino ad arrivare a terra. Le sue pieghe esprimono un senso di movimento ondulatorio raffinato. Nel complesso una figura emozionata e religiosa. È un santo paleocristiano morto per la sua fede probabilmente nel 251 d.C. (13)
Un personaggio antico, mitico, simbolo di una religiosità intensa. Dentro di sé custodisce una fede che non si discute, al contrario incute speranza anche dopo la morte. Un santo malinconico:
“L'attitudine malinconica del san Terenzio”. (14)
Sull'altro lato c'è un'altra famosa martire paleocristiana: Santa Barbara. Cantarini la vede come la santa protettrice degli artiglieri, degli armaioli. Nella mano destra stringe la palma del martirio e contemporaneamente il braccio è appoggiato a una spingarda. Il piede destro è posto su un barile di polvere da sparo. Mancano gli altri attributi più classici della santa quali la torre, la spada, il fulmine. È quindi una santa volutamente militare. Infatti, il suo sguardo non è trasognante, come quello di San Terenzio, poiché Santa Barbara guarda fuori dal dipinto, verso il basso. Il suo viso è tranquillo ma volitivo. Il suo vestito bianco e nero è parzialmente coperto da un grande mantello rosso il quale avvolge il suo corpo fino alle spalle ma, a differenza di quello di San Terenzio, si innalza verso il cielo. Lo stesso gesto del suo braccio sinistro, il cui dito è rivolto verso la Madonna, un richiamo della sua fede immortale.
Nel suo insieme la posa delle figure è più simbolica che concreta. È il racconto di una religiosità intensa e dell'amore per Pesaro, la città natale di Cantarini.
La composizione è a triangolo, alla base i santi in figura intera e in alto la Madonna. In mezzo è visibile, in prospettiva, una città, forse Pesaro?
I colori sono forti, la fonte della luce è naturale, proveniente da un cielo nuvoloso
Pesaro è presente sia nel suo santo, sia perché il dipinto fu eseguito per la Chiesa di San Cassiano dove il Cantarini fu battezzato il 21 agosto 1612. Dalla chiesa pesarese, il dipinto fu poi requisito dai napoleonici e trasferito a Milano. Successivamente fu posizionata nei magazzini museali di Brera e poi lo scorso anno, finalmente, l'opera ritorna non proprio a casa, ma molto vicino. Così il viaggio di rientro di Cantarini si può considerare concluso.
I curatori, ma soprattutto la professoressa Anna Maria Ambrosini Massari, sono autorevoli conoscitori di Simone Cantarini perciò questa mostra è perfetta nel raggiungere il suo scopo, ma è anche una festa per il ritorno da un percorso immaginario e reale costeggiando il mar Adriatico, per prendere la via Emilia fino a Bologna e poi ritrovarsi a Milano per colpa di Napoleone.
La mostra consente di osservare le varie fasi della vita dell’autore. È possibile confrontare alcune opere su medesimi soggetti, come quelle dedicate a San Girolamo. L'attenzione è posta sull'importanza della precisione del disegno, dei colori mai esagerati.
Gli organizzatori hanno messo in evidenza l'aspetto più significativo della mostra: l'amore per Simone Cantarini detto il Pesarese e per la sua provincia ricca di arte, cultura e bellezza.
(1) Mario Mancigotti, Simone Cantarini il Pesarese, con introduzione di Marco Valsecchi, Pesaro, Banca Popolare Pesarese, 1975, p. 57
(2) “Commentary on Raphael’s The Transfiguration”, October 2023, ,https://academic.oup.com/academicmedicine/article/98/10/1141/8344836, (consultato il 2 marzo 2026)
(3) Andrea Emiliani, «Simone Cantarini. La coscienza dell'artista moderno», in Simone Cantarini nelle Marche, a cura di Andrea Emiliani, Anna Maria Ambrosini Massari, Marina Cellini e Raffaella Morselli, Venezia, Marsilio, 1997, pp. XXI-XXII
(4) Andrea Emiliani, «Simone Cantarini. La coscienza dell'artista moderno», in Simone Cantarini nelle Marche, a cura di Andrea Emiliani, Anna Maria Ambrosini Massari, Marina Cellini e Raffaella Morselli, Venezia, Marsilio, 1997, pp. XXI
(5) “Simone Cantarini (1612-1648). Un giovane maestro tra Pesaro, Bologna e Roma”, https://gndm.it/simone-cantarini-1612-1648-un-giovane-maestro-tra-pesaro-bologna-e-roma/, (consultato il 2 marzo 2026)
(6) Roberto Matteucci, “L'altra Collezione Storie e opere dai depositi della Galleria Nazionale delle Marche”https://popcinema.org/arte-cultura/laltra-collezione, (consultato il 3 marzo 2026)
(7) “Simone Cantarini (1612-1648). Un giovane maestro tra Pesaro, Bologna e Roma”, https://gndm.it/simone-cantarini-1612-1648-un-giovane-maestro-tra-pesaro-bologna-e-roma/, (consultato il 2 marzo 2026)
(8) Mario Mancigotti, Simone Cantarini il Pesarese, con introduzione di Marco Valsecchi, Pesaro, Banca Popolare Pesarese, 1975, p. 33
(9) Luigi Lanzi, Storia pittorica della Italia dell'ab. Luigi Lanzi antiquario della R. corte di Toscana, tomo secondo, parte seconda: Ove si descrivono altre scuole della Italia superiore, la Bolognese, la Ferrarese, e quelle di Genova e del Piemonte, Bassano, a spese Remondini di Venezia, 1795-1796, p.116-117. (consultato su Google Books:https://www.google.it/books/edition/Storia_pittorica_della_Italia_dell_ab_Lu/3ij5Ef5AbUQC?hl=it&gbpv=1&dq=Luigi+Lanzi+Storia+pittorica+della+Italia&printsec=frontcover)
(10) Luana De Micco, “Guido Reni impulsivo, collerico e con il vizio del gioco”, 29 novembre 2024,https://www.ilgiornaledellarte.com/Mostre/Guido-Reni-impulsivo-collerico-e-con-il-vizio-del-gioco, (consultato il 3 marzo 2026)
(11) Redazione, “Urbino, una grande mostra su Simone Cantarini alla Galleria Nazionale delle Marche”, 28 maggio 2025,https://www.finestresullarte.info/mostre/simone-cantarini-mostra-urbino-galleria-nazionale-delle-marche, (consultato il 3 marzo 2026)
(12) Carlo Emilio Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, Garzanti, Milano, collana «Gli elefanti», Quattordicesima edizione, gennaio 2000, Prima ristampa, settembre 2000, p. 184
(13) “San Terenzio Vescovo e martire”, 18 febbraio 2005,https://www.santiebeati.it/dettaglio/92249, (consultato il 3 marzo 2026)
(14) Anna Maria Ambrosini Massari, scheda del dipinto Madonna con Bambino in gloria con santa Barbara e san Terenzio, in Simone Cantarini nelle Marche, a cura di Andrea Emiliani, Anna Maria Ambrosini Massari, Marina Cellini e Raffaella Morselli, Venezia, Marsilio, 1997, p. 79
Mostra a Urbino su Simone Cantarini (1612–1648), giovane maestro marchigiano tra Pesaro, Bologna e Roma.